martedì 29 novembre 2011

la città vecchia.

"Questa è una canzone che risale al 1962, dove dimostro di avere sempre avuto, sia da giovane che da anziano, pochissime idee, ma in compenso fisse. Nel senso che in questa canzone già esprimo quello che ho sempre pensato: che ci sia ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore. Anche perché non ho ancora capito bene, nonostante i miei cinquantotto anni, che cosa sia la virtù e che cosa esattamente sia l’errore, perché basta spostarci di latitudine e vediamo come i valori diventano disvalori e viceversa .                                                            
Non parliamo poi dello spostarci nel tempo: c'erano morali, nel Medioevo, nel Rinascimento, che oggi non sono più assolutamente riconosciute. Oggi noi ci lamentiamo: vedo che c'è un gran tormento sulla perdita dei valori. Bisogna aspettare di storicizzarli. Io penso che non è che i giovani d'oggi non abbiano valori; hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capir bene, perché siamo troppo affezionati ai nostri .
Tutto questo per dire che non ho nessuna verità assoluta in cui credere, non ho nessuna certezza in tasca, e quindi non la posso regalare a nessuno. Va già molto bene se riesco a regalarvi qualche emozione . "



La città vecchia
Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai dilapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "micio bello e bamboccione".

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.


                                                                    Fabrizio De Andrè

 

lunedì 28 novembre 2011

non basta niente.

Adoro la libertà.
Adoro QUESTA libertà. Essere come voglio, chi voglio, cercarmi, sbagliando, sorridendo, o con gli occhi tristi. Dimenticando che giorno è e riprendendomi in mano al mattino. Tutto e il contrario di tutto.
Mi manca però passeggiare con me stessa, come quel giorno che sembra ormai lontano, il giorno in cui sono andata in stazione con me e camminavo leggera tra la gente, attirando sguardi e sorrisi, perché quando cammini sulle nuvole, senza peso, sei più bella. Ma le volte in cui mi vado bene si contano sulle dita di una mano per cui voglio continuare così, tentando, cadendo, camminando a tentoni, ma pur sempre con questa piccola libertà trovata, con chi come me non vuole essere giudicata, con chi si sta cercando. Libera.
E senza legami.
Quindi ti mando via, mando via dalla testa te che vuoi solo il mio corpo, mando via dalla testa le tue parole incomprensibili, i nostri discorsi senza inizio nè fine. Terrò con me solo i lividi sulla pelle che ora fanno male, ma quando scompariranno lo farai anche tu con loro. Volterò le spalle anche a te perché c'è molto dietro i tuoi occhi che non sono i miei, e c'è molto dietro i miei che non sono tuoi. Non basta guardarsi negli occhi e farsi del male.
Non basta. Niente. E non basteranno le altre notti che ci saranno perché non ci penetriamo con le carezze, non ci spogliamo con mani leggere, perché non ci stavamo cercando. E non ci avremo di giorno.
Bisogna distogliere lo sguardo per non ammalarsi. Ed io non voglio che tu sia la mia malattia.

lunedì 21 novembre 2011

punto.

Mi stai mandando in fiamme il cervello, il punto è che non me lo posso permettere. Altrimenti mi 'crolla in testa tutto il teatrino del cazzo' (come scrive Ammaniti).

aiutami a mostrarmi.

Eccomi. Quella brava ad essere sfuggente, quella distaccata che vuole proteggersi e quindi appare stronza è arrivata. Un paio di occhi l'ha stravolta e capovolta. Una vita poco sana l'ha stravolta e capovolta. Una voce, un cane. Qualcosa deve essere successo.
Eccomi. Mi stavo aggrappando ad un equilibrio, poco sano, ma un equilibrio. Ad una vita che mi permetteva di mantenermi a galla. E non voglio lasciarla, seppur sbagliata mi permette di sopravvivere. Eccomi che cado. E va bene così. Tanto le mie son state e son solo belle parole che fatico io stessa a rispettare.
E poi due occhi velati d'alcol mi hanno squarciato dentro, li ho voluti e ricambiata li ho respinti. E poi di nuovo li ho voluti e ricambiata li ho respinti. Li voglio ancora ma ora sono in un limbo, e da sola.
Fatico a lasciarmi andare, fatico a lasciarmi amare anche se mi si chiede solo di giocare, anche se mi si chiede solo di parlare. Ma tu guardami, come io faccio con te. E' proprio perché ti guardo che sono qui a pensarti, sono qui a volerti e a sperare di non essere un'altra tra le figurine sul tuo album da collezione, o forse a sperare di darti qualcosa in più nonostante sarò relegata in quell'album. Quindi tu guardami e capirai che quando ti respingo è perché sono spaventata come e più di una bambina, sono affascinata come una donna, e ti desidero come un'amante. Guardami perché sono tutte queste cose e con te voglio provare a mostrarmi.
Guardami tu, altro pianeta distante anni luce da me.
Tu che, concreto sotto le mie mani, forse sei destinato ad essere un sogno.

martedì 8 novembre 2011

26 ore infinite.

Mi è stato detto che se ora il mio colore preferito è il blu col tempo lo diventerà il nero.
Non so se esserne spaventata dato che anche ora prediligo molto il nero.
Mi è stato detto in una notte assurda, in una giornata infinita, conclusasi dopo 26 ore. Mi è stato detto da qualcuno un po' più grande di me, che dopo l'iniziale attrazione causata dalla similitudine e dalle stranezze che ci accomunano ho guardato negli occhi e mi son detta 'No, non voglio diventare così. Non voglio essere come lui tra qualche anno.' Forse scappo dall'inevitabile, forse mi racconto bugie.
Ciò che è certo è che non voglio che la mia vita giri intorno a fissazioni, non voglio ritrovarmi ancora senza un mio equilibrio, non voglio dire Sto bene senza pensarlo realmente. Non voglio vivere solo ed esclusivamente nel mio mondo e fingere che mi basti quello che ho.
E non voglio sentirmi così vuota, non voglio cadere in basso, perché valgo di più. Chissà se toccare il fondo è un passaggio fondamentale per risalire.
Questa notte non sarebbe dovuta esistere, questa notte mi ha portato solo domande, e uno strano disgusto. Questa notte mi sono guardata dall'esterno e a tratti mi sono sentita matura e piena di me, a tratti un'aliena. Dopo questa notte mi faccio troppe domande che feriscono.
In questa giornata di 26 ore ho potuto mettere a confronto ciò che è stato il mio bene, ciò che mi ha mantenuto a galla grazie al suo equilibrio, grazie ai suoi occhi limpidi e la sua sana risata, e ciò che non va in me, ciò che potrei essere, il basso in cui potrei scendere.
Dopo questa notte vorrei tornare una bambina cullata da braccia sicure, vorrei avere di nuovo paura dei serpenti senza nome e senza volto: non sapere ancora che faccia hanno i miei mostri.
Devo prendere tempo per me, ecco cosa. Devo riacquistare lucidità.

Ho scoperto però questa meraviglia...

Blu


Stai qui vicino a me è già quasi giorno
Blu intorno è blu
per noi si apre il cielo
io ti aspetto se lo vuoi
vieni insieme a me
mentre usciamo su un’altra realtà
senza chiederci dove si va
più leggeri della gravità
inventiamoci come si fa
come si fa
Sei sulla scia con me
io e te nella distanza
C’è una nuova età
Sai anche tu che ora è più di una speranza
Trova il tempo se poi
Io sarò con te
mentre usciamo su un’altra realtà
senza chiederci dove si va
più leggeri della gravità
inventiamoci come si fa
come si fa
Trova il tempo se poi
Io sarò con te
mentre usciamo su un’altra realtà
senza chiederci dove si va
più leggeri della gravità
inventiamoci come si fa
mentre usciamo su un’altra realtà
senza chiederci dove si va
più leggeri della gravità
inventiamoci come si fa
come si fa


                                                 Neffa

mercoledì 2 novembre 2011

stanchi.

-Cosa fai?
-Cerco di non piangere.
-Perché?
-Per mamma, per papà, per me.
Perché ha gi occhi stanchi, il cuore stanco. Le sue spalle sembrano cedere, le sue mani non sono più calde come un tempo. Il sorriso è tirato, e la voce è flebile. E' stanco. Sta cadendo. E se crollasse?
Sarebbe la fine di tutto, anche di me. Non vivrei senza di lui:è l'unica certezza che ho.
L'ho lasciato solo a sopportare tutto, senza nessuno con cui parlare perché parla solo con me. L'ho lasciato solo, non ha più i miei abbracci, io che mi accoccolo tra le sue braccia come ieri sera, che gioco con  lui e che rido come una pazza semplicemente perché sono felice che lui esista. L'ho lasciato solo e mi accorgo che non ha neanche più la forza per controllare me, che qualsiasi cosa dica o faccia ormai mi risponde solo 'Stai attenta' e non una parola in più. L'ho lasciato solo. E le lacrime che provo ad ingoiare mi bloccano il respiro. Di errori ne ha fatti ma è sulla sua di forza che contiamo.
Gli anni passano, si vedono sugli ormai tanti fili bianchi tra i suoi capelli, sulle sue mani stanche già da anni malate, e per lei, invece, finiscono le speranze. Trovo le bottiglie di alcol, le svuoto, la sento straparlare continuamente e a me il veleno sale in gola, la vedo non smuoversi, non far nulla, e tormentarlo solo.
T-O-R-M-E-N-T-A-R-L-O.
Per salvarlo la rinnegherei?